Crowdfunding immobiliare: 5 domande a Carlo Giordano di Immobiliare.it

Di crowdfunding immobiliare abbiamo già scritto in questo blog citando alcuni personaggi chiave del settore. Tra questi, Carlo Giordano, CEO di Immobiliare.it, il noto portale di annunci immobiliari.

Cosa c’entra il big degli annunci digitali con la raccolta di risorse dalla folla? Già ad aprile 2018, Immobiliare.it dava vita alla partnership con Walliance, prima piattaforma Made in Italy di equity crowdfunding, guidata da Giacomo Bertoldi.

Walliance contava di raggiungere nuovi investitori con progetti di sviluppo derivanti dal portale, mentre Immobiliare.it avrebbe incrementato le attività di digital marketing dei costruttori già in relazione con Walliance e presentato ai propri grandi clienti (costruttori e sviluppatori) un canale alternativo di finanziamento.

Proseguendo il nostro viaggio nel real estate crowdfunding, abbiamo posto alcune domande a Carlo Giordano per trarre qualche utile spunto dalla sua visione sul fenomeno e dall’esperienza fatta nell’ultimo anno.

Immobiliare.it si è avvicinato per primo al crowdfunding: cosa ci avete visto?
Il mercato immobiliare, negli anni, ha sempre realizzato per i suoi investitori rendimenti superiori a quelli della finanza “tradizionale” (intesa ad esempio come acquisto di titoli di stato). Ma questa opportunità è sempre stata riservata a pochi e grandi investitori. Il crowdfunding rende oggi finalmente accessibile l’investimento immobiliare anche a piccoli investitori. Abbiamo così intuito il grande potenziale racchiuso in un market-place che poteva unire iniziative di sviluppo immobiliare con pluralità di persone interessate in investimenti con sottostanti “solidi e concreti” come gli immobili.

Quali sono i vantaggi per un operatore che raccoglie capitale attraverso la folla?
E per l’investitore?
Ogni iniziativa immobiliare è tipicamente strutturata con tre attori: Imprenditore (che conferisce il 25% del capitale necessario, in diverse forme, da conferimento beni a liquidità), Banca, che di principio non supera il 40% del capitale per limitare la sua esposizione, Investitori che completano il capitale richiesto dall’operazione. Per l’operatore, avere la “crowd” (folla) come investitore, rappresenta un’opportunità di sicurezza e velocità, diventa anche un qualificante dell’iniziativa stessa.
Per l’investitore si apre l’opportunità di bilanciare il proprio portafoglio finanziario diversificando in un settore che ha sempre assicurato significativi rendimenti in archi temporali ridotti.

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La semplicità di accesso alle opportunità di investimento online rischiano di ridurre la percezione del rischio?
In generale questo è il punto più delicato del web. Purtroppo all’interno di internet noi tutti abbiamo perso la dimensione del pericolo e del rischio. Facciamo acquisti o prenotiamo servizi senza verificare realmente chi sia il proponete, dando vita ad ingenuità che nel mondo fisico mai faremmo.
Da qui l’importanza che sia il “contenitore” che raccoglie le iniziative ad esser garante stesso della qualità dei progetti proposti. Di nuovo questo vale per ogni market-place all’interno del web, lo è evidentemente con ancor maggior ragione nel caso di proposte di investimenti.

Quali sono le principali criticità nell’investire attraverso il crowdfunding?
Ne identifico due: innanzitutto capacità di scegliere l’investimento “migliore” come bilanciamento tra redditività e rischio. Va sempre detto che non esistono bottoni magici, un rendimento alto implica una rischiosità alta, a noi tutti esserne consapevoli.
Il web con i suoi coinvolgenti colori ed accattivanti presentazioni non deve sostituire la lettura dei progetti delle operazioni, magari dense tabelle di fogli excel.
La seconda è la liquidità dell’investimento. Se per qualunque ragione avessi necessità di uscire dal mio investimento, oggi il mercato non ha ancora una dimensione ed un accesso per rendere la mia posizione facilmente gestibile.

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Equity vs Lending: chi vince?
Entrambe, ovvero sono due soluzioni di investimento che idealmente andrebbero fatte insieme sempre in un’ottica di diversificazione.
Con l’equity crowdfunding si investe denaro per acquistare quote del capitale di una società. Se questa, auspicabilmente, farà bene parteciperemo ad utili “interessanti”. Con il lending, presteremo il denaro alla società che ci assicurerà un rendimento predefinito. Come sempre, con un po’ più di rischio avremo più redditività, ma è giusto non sbilanciarci mettendo tutti i nostri risparmi in una zona di “rischio”. Inoltre è bene valutare la piattaforma di investimento documentandosi, ovvero verificare la storia, ciò che è stato fatto, facendo attenzione a non fermarsi agli aspetti autoreferenziali ovvero alle pagine “chi siamo” o “la nostra storia”.

Il nostro viaggio proseguirà con la pubblicazione delle interviste a Diana Piemari Cereda di Housers e Giacomo Bertoldi di Walliance già citati nell’articolo del blog Crowdfunding immobiliare: il mattone liquido tra rischi e opportunità.

Rimani sintonizzato!


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