7 cose che hanno cambiato il lavoro dell’agente immobiliare negli ultimi 10 anni

Un mondo veloce

Il tempo passa in fretta e noi cambiamo abitudini e comportamenti senza quasi accorgercene. In 10 anni siamo diventati il 3° Paese al mondo nell’utilizzo di smartphone (dopo Corea del Sud ed Hong Kong) con 43,6 milioni di device ed una penetrazione del 83% rispetto alla popolazione. 

Oggi gestiamo conti correnti e concludiamo transazioni online come se fosse normale. Prendiamo case in affitto e prenotiamo vacanze e voli aerei mentre siamo per strada o in metropolitana. Nel 2010 non era ancora così. Non c’erano Instagram e Snapchat, né si parlava di retargeting e di profilazione del cliente per la pubblicità mirata.

Il lavoro dell’agente immobiliare è cambiato a causa della congiuntura economica, del cambio di passo verso l’acquisto di casa da parte delle nuove generazioni e della tecnologia che ha reso più veloce ed efficiente molte attività.

Fermarti un momento su questi fattori di cambiamento ti aiuterà a valutare dove stai andando e a quale velocità.

  1. Firma digitale e virtual tour: si poteva solo immaginare la possibilità di raccogliere incarichi di vendita e proposte a distanza, firmati legalmente ed in pochi istanti. Negli ultimi 2 anni questo mercato è letteralmente esploso e se guardavamo agli USA invidiando i colleghi americani che potevano valersi di società come DocuSign o eSign, oggi anche in Italia abbiamo soluzioni alla portata di tutti. iRealtor e Regold, per esempio, hanno portato innovazione in questo ambito rendendo il lavoro dell’agente immobiliare più facile. La tecnologia per le visite virtuali era per pochi, con apparecchiature ingombranti, alti costi di realizzo e tempi lunghi. Tra le opzioni disponibili sul mercato di oggi, Realisti.co è quella che coniuga qualità ad un apprendimento rapido per darti un’esperienza di utilizzo ludica ed esaustiva!

  2. Dati dei consumatori: nell’immobiliare poter anticipare il bisogno del cliente è sempre stato un obiettivo ambizioso. Oggi sono disponibili montagne di dati sulle abitudini, sulle tendenze, sui desideri del cliente. Le persone (ed i loro soldi) si sono spostate dalla piazza fisica a quella virtuale. I social media ci raccontano cosa vogliono e ci aiutano a costruire annunci e campagne di comunicazione più efficaci, riducendo ipotesi e incertezze.

  3. Aumento degli agenti immobiliari: la crisi immobiliare non ha smorzato l’interesse verso la professione. Se nel 2010 gli agenti immobiliari in attività erano 41.510, nel 2019 erano 46.323!
    Questo significa più concorrenza, ma anche un mercato crescente per associazioni, franchising ed agenzie strutturate che necessitano di nuove leve per far crescere le aziende.

  4. L’ascesa di modelli innovativi: la crisi ha evidenziato la criticità del modello agenziale tradizionale. Le piccole agenzie su strada, spesso a conduzione familiare, competono con i grandi broker che includono decine, a volte centinaia di agenti immobiliari. Queste grandi realtà hanno lasciato a loro volta lo spazio di crescita a decine di team minori, ma sempre più rilevanti negli equilibri dei network. Osserviamo anche i primi vagiti di reti professionali domiciliari, senza un presidio fisico ricorrente, dove coworking e salotti dei clienti sono i punti di incontro con questo nuovo modo di intendere la professione dell’agente immobiliare.

  5. L’agente ha perso la guerra dei dati: la scarsa propensione alla collaborazione e alla tutela della categoria professionale ha favorito la cessione di informazioni e conoscenze a piattaforme web pubbliche. Abbiamo consegnato le chiavi del castello, il consumatore ha libero accesso e la difesa della professionalità richiede nuove modalità, standard di servizio, competenze e processi distintivi che possano garantire la tua permanenza sul mercato.

  6. Le criticità del patrimonio immobiliare: vecchio e malandato, lontano dagli standard abitativi e di sicurezza richiesti dai nuovi clienti. Ecco come si presenta il mattone italiano, un patrimonio frazionato che fatica a riqualificarsi e dove anche le nuove costruzioni hanno subito un dimezzamento nel loro numero a partire dal 2010 (grafico di Idealista.it). I valori economici, nonostante una ripresa delle compravendite, non crescono, se non in alcune aree metropolitane.




  7. Instant Buyer: negli USA l’iBuyer, l’investitore immobiliare industriale, ha capitali enormi e nomi con una grande reputazione: Zillow, Opendoor, Offerpad, etc. Anche in Europa il fenomeno è comparso sulla scena ed il più grande operatore è proprio italiano: Casavo. Questo iBuyer ha raccolto 100 milioni di euro in 2 anni ed ha un team di quasi oltre 80 persone. Altri operatori minori si stanno affacciando nel mercato. Il fenomeno iBuyer sta influenzando il mercato e quindi l’agente immobiliare dovrà capire come lavorare insieme a questo nuovo investitore.

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Il cambiamento è una costante ed è richiesta grande capacità di adattamento. Nell’aria si respira un sentiment negativo per l’immobiliare, in particolare nell’Eurozona. A lanciare l’allarme è uno studio del Chief Investment Office di Ubs Global Wealth Management. Nel prossimo decennio l’immobiliare cambierà ancora e così la professione dell’agente immobiliare, in ogni sua forma e declinazione. 

L’industria dei servizi immobiliari deve essere capace di guardare al futuro: il cliente è la tua auto elettrica, il cliente è il futuro. Come agente immobiliare sarai pronto per questo cambiamento?


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